Gli studiosi ritengono che provare disgusto per qualcosa sia una sensazione che in termini evolutivi è comparsa per proteggerci dalle malattie, e che tale sensazione si sia sviluppata da poco (qualche centinaio di migliaia di anni) rispetto ad altre sensazioni come provare rabbia o paura (qualche milione di anni). Proprio perché emozione giovane il suo uso sarebbe ancora molto impreciso. Bambini usano il termine ‘disgustoso’ in modo improprio molto più spesso che i termini ‘paura’ o ‘gioia’. A volte i giovani usano il termine ‘disgustoso’ per distinguere il proprio gruppo di amici da quello di altri. I termini ‘ripugnanza’ o ‘disgusto’ sono usati spesso come risposta condizionata per esprimere una ampia gamma di pregiudizi: persone di un’altra razza, certe ineguaglianze, gli omosessuali. I bambini molto piccoli non riconoscono una espressione di disgusto ma piangono di fronte a una di rabbia e sono preoccupati da una di tristezza.
Molti studiosi pensano che la sensazione di disgusto abbia, in termini evolutivi per l’uomo, i giorni (ma forse intendono i millenni) contati, in quanto freno per lo sviluppo sociale ed evolutivo. Dicono: il termine ‘disgusto’ è usato per discriminare contro persone diverse o con alterazioni fisiche oppure contro cose che non pongono rischi, i nostri cugini primati non provano la sensazione di ripugnanza, il termine viene utilizzato a volte per esprimere disgusto per il progresso (ricevere un organo da un donatore, cibi geneticamente modificati quali il riso con vitamina A che ha salvato centinaia di migliaia di bambini dalla cecità). Provare disgusto sarebbe oramai una risposta non razionale a tutto ciò che altera lo status quo e sarebbe controproducente per vivere e sopravvivere in un mondo moderno.
MOTIVO SU CUI RIFLETTERE
Quanto spesso la parola “disgustoso” nasconde un giudizio verso le persone, invece di segnalare un vero pericolo per la salute? Riconoscere questa differenza ci aiuta a comunicare le nostre emozioni in modo più onesto.
